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Palazzo Morrocchi sede dell'Hotel dei Macchiaioli

L'importanza architettonica del Palazzo Morrocchi, posizionato al centro di una delle vie più prestigiose della città, via Cavour, già via Larga, asse che da Piazza Duomo porta direttamente ai viali, è affiancata da quella storica, essendo stato per più di venti anni sede dal 1848 dell'importante avanguardia artistica fiorentina e toscana detta I Macchiaioli.

L'ormai notissimo nome Macchiaioli, rievocava la 'macchia' per l'innovativa tecnica pittorica basata sul ritrarre il vero dipingendo larghe chiazze di colori puri.

Il movimento, che è nato, ha discusso animosamente, ha concepito le sue idee più rivoluzionarie ed è morto all'interno del Caffè Michelangelo in Palazzo Morrocchi, ruota intorno a figure di rilievo per la cultura italiana e mondiale, fiori all'occhiello della Toscana, quali Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Raffaello Sernesi, Giuseppe Abbati, Odoardo Borrani, Vito d'Ancona, Serafino de Tivoli, Adriano Cecioni e Cristiano Banti, solo per citare alcuni personaggi che si ritrovavano nella stanza, interna, riservata agli artisti e agli amici loro (raffigurati sotto forma di caricature nell'acquerello di Adriano Cecioni).

Nella storia del Caffè Michelangiolo si riassume tutta quanta la storia dell'arte toscana e si ripercuote gran parte di quella italiana.

Anche la lapide scritta dal pittore Ardengo Soffici che ancora si vede sulla facciata del Palazzo ne ricorda la storia, l'irripetibile atmosfera, i personaggi che dettero fama a questo grande Caffè artistico e storico di Firenze, il messaggio culturale e civile che da lì partì: "In questo stabile – vi si legge – ebbe sede il Caffè Michelangiolo, geniale ritrovo d'un gruppo di liberi artisti che l'arguzia fiorentina denominò Macchiaioli e le cui opere nate tra le lotte politiche e gli eroismi guerreschi del Risorgimento Nazionale perpetrarono il lume della tradizione pittorica italiana rinnovandone gli spiriti."

Frequentatore del Caffè Michelangiolo, insieme ai pittori Macchiaioli era il pittore accademico Annibale Gatti (nato a Forlì nel 1827), molto stimato ed apprezzato dai suoi contemporanei.

Costantino Morrocchi, proprietario del Palazzo, scelse lui per affrescare il piano nobile della sua dimora sopra il Caffè. Annibale diede, così, vita ad una delle sue produzioni più interessanti decorando il vasto soffitto ligneo del salone principale, che si affaccia sull'attuale Via Cavour.

Vi dipinse scene significative tratte da opere liriche e dipinti allegorici, con uno stile sospeso fra romanticismo e realismo, con una grande sensibilità tonale, una scioltezza di esecuzione che traduce sugli intonaci e sulle tavole la freschezza del bozzetto, ed è la luce il vero elemento unificante delle composizioni. Un dosato impiego di grigi, ravvivata di improvvise tonalità turchesi e rosate, e di luminosità trasparenti.

Il Palazzo, recentemente restaurato, conserva intatte decorazioni al suo interno le quali gli donano il suo originario splendore.

 
 
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